Il sub s'immerge per guardare. L'apneista per guardarsi dentro... (Pelizzari)

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Il Blu 2

Dopo la statica di un corsista…

Volevo ringraziarvi per la lezione di stasera,come per tutte le precedenti ovviamente..ci tengo a precisare in particolar modo quella di stasera perchè oggi ho percepito di essere entrato a far parte di questo mondo in maniera definitiva ed indissolubile…il cammino per crescere è lungo lo so ma, percorrendolo insieme,sono certo che ci darà grandi soddisfazioni sia personali che di GRUPPO.Con la lezione di rilassamento e di statica di stasera ho vissuto un’esperienza personale bellissima e compreso ancor più quanto sia fondamentale l’interiorità di ognuno di noi,di quanto sia importante allenare la mente per raggiungere quell’equilibrio alla base di questa meravigliosa disciplina.In ogni lezione o semplicemente nello spogliatoio si respira la medesima atmosfera di sempre…la voglia di fare, il piacere di stare insieme, il condividere la stessa passione e vivere il tutto con goliardia ma, allo stesso tempo,la massima serietà.GRAZIE…sono davvero contento…per quello che finora abbiamo fatto…ma soprattutto per quello che faremo…insieme.Ci tenevo a scrivere questo mio pensiero. Non vedo l’ora sia venerdì prossimo!buon weekend. <<E.A.>>

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Questa riflessione proviene da una Yogi e apneista… Credo meriti una attenta lettura. Meditate, meditate…

Nel Profondo Blu

 Quando guardo il mare vedo la sua immensità, vedo l’opportunità che dà all’uomo di entrare in questo grande blu. Inizi con il bagnarti i piedi, le gambe, le braccia fino alla testa. L’acqua è fredda e rimani un po’ teso, poi rilassandoti  senti il piacere di muoverti in questa fluidità; fino a quando, fermandoti, riesci a sentire che puoi andare avanti in questa conoscenza profonda a più livelli, basta lasciarsi andare. Il mare ti avvolge in un abbraccio profondo.

 Tutto è iniziato per caso. Un libro letto, appassionante, che racconta una grande storia d’amore e di una passione verso il mare, verso l’apnea. Per la prima volta leggendo un libro si è accesa una lampadina, una curiosità forte che veniva da dentro, come un richiamo. Così mi sono informata e ho scoperto che non lontano da casa erano in programma dei corsi e ho iniziato il primo livello.

Credo che quella decisione sia stato il momento in cui il cambiamento ha avuto inizio. Mi concedevo di fare l’allieva, mi concedevo di rimettermi in gioco.

All’inizio ho dovuto fare i conti con il mio corpo, annamayakosha, il corpo fisico, la materia, la parte più grossolana, visibile agli altri. Ho allenato per anni il mio corpo, lo controllo, lo sento, mantenendo l’attenzione al respiro, parte essenziale dell’esercizio fisico. Ho potuto sperimentare l’involucro di pranamayakosha, l’energia vitale, sento il collegamento tra corpo, respiro ed energia. Avviene ogni volta che faccio un esercizio, che corro.

Ma quel primo giorno dell’inizio del corso c’era qualcosa di diverso, di imprevisto: l’acqua.

Un ambiente nuovo, nuovi adattamenti, gestire uno spazio ed il corpo in modo diverso, mi sentivo in difficoltà. Ho scoperto all’improvviso di essere scoordinata, proprio imbranata, molto rigida e di non riuscire a lasciarmi andare in questa esperienza. Mi veniva chiesto di fare un gesto e non riuscivo, mancava la coordinazione tra la mia mente e il corpo.

La prima domanda è stata: perché? Cosa avevo tralasciato? Come mi sentivo a fare i soliti esercizi? Cosa tutto questo mi dava?… Era solo un esercizio, controllato, fatto bene, con la giusta intensità e respiro. Era tutto quasi perfetto, ma non c’erano emozioni, sensazioni, sentimenti, mancava il viaggio all’interno, mancavano gli altri strati di conoscenza: manomayakosha, vijnanamayakosha, anandamayakosha.

Ho capito che il mio corpo aveva precisi  schemi motori, facevo sempre le stesse cose, gli stessi gesti; dovevo destrutturare, uscire dalle mie abitudini, apprendere nuovi automatismi e prenderne consapevolezza.

Mi trovavo all’inizio di un percorso  che, nonostante le difficoltà, sentivo essere giusto per me. Mi stavo risvegliando.

Contemporaneamente Dianella ha iniziato il corso di introduzione alla meditazione. Lo scopo era quello di attraversare i kosha in un viaggio verso l’interno…

Che bella coincidenza! Dianella è stata molto brava, con la sua pazienza ci ha presi per mano, passo  passo, con piccoli scioglimenti di ghiandole e giunture per migliorare la posizione seduta affinché diventasse confortevole, con il rilassamento “tensione e rilassamento”, semplice e molto profondo che mi ha permesso una graduale presa di coscienza, ad ogni respiro ogni parte del mio corpo eseguiva l’istruzione che la mia mente gli stava dando in quel momento.

Il mio corpo non c’era più, solo la mente, rilassata, centrata, c’era quiete. Questo rilassamento coordina gli emisferi celebrali e prepara alla meditazione. A me è servito per instaurare un nuovo collegamento tra la mia mente e il mio corpo. 

Adesso ero pronta per l’uscita in mare: muta, boccaglio, pinne, maschera, pronti per entrare in acqua. Ma… ho dovuto ricominciare tutto da capo: non c’erano più i bordi della piscina, mille varianti e soprattutto non c’erano limiti anzi, una immensità dove muoversi.

Mi sono irrigidita di nuovo. Di nuovo mi sono trovata nell’incapacità di unire, coordinare mente e corpo. Volevo, ma in realtà realizzavo un’altra cosa. Questa volta però avevo già fatto questa esperienza e continuando con il rilassamento e piccole meditazioni, ho potuto realizzare quella consapevolezza per scendere a testa in giù, lungo il cavo, anche solo per pochi metri. Ricordo quel momento in cui pinneggiando scendevo guardando il cavo, nitido davanti ai miei occhi, che mi stava guidando alla scoperta di me stessa. Ho cominciato a chiedermi “chi è quella Letizia che scende nel mare? Chi sono realmente?”

Ogni volta succedeva qualcosa, c’era un cambiamento dentro di me che si manifestava con una luce negli occhi, ero diversa ogni volta che uscivo dall’acqua. Qui è iniziata la scoperta di me.

C’erano altri strati da esplorare e soprattutto i miei pensieri. Casualmente ho trovato un articolo di Swami Veda Bharati sulla purificazione mentale. E’ stato il passo successivo, è stato il collegamento tra due mondi apparentemente diversi ma uniti da qualcosa di magico. Un tuffo dentro il nostro io, il nostro sé con un obbiettivo unico, migliorarsi, crescere, conoscersi e stare con tutto questo nella vita quotidiana.

Swami Veda scrive:” Pensate all’oceano. Siete sulla spiaggia e osservate l’oceano. Onde potenti, tempestose, onde che sollevano le imbarcazioni, su e giù. L’idea che ognuno di noi ha dell’oceano è di onde e suoni di tempesta. Ma Jacques Cousteau  scrisse qualcosa a proposito del medesimo oceano e intitolò il suo libro “Il mondo del silenzio” [n.d.a. (Le monde du silence) è un film documentario del 1956 diretto da Jacques-Yves Cousteau e Louis Malle.] Uno dei miei hobby era l’immersione subacquea. Se un sub desidera immergersi e fare esperienza di questo mondo silenzioso, come si deve comportare? Starà sulla barca a dire:”caspita che tempesta, che onde potenti! Come posso fermarle?” Ma non c’è alcun modo per fermarle. Così indossa l’attrezzatura e si tuffa in mare. Sotto la superficie del mare non ci sono onde. E’ un mondo silenzioso. Provate a scendere nelle profondità di un paradiso tropicale e poi sollevate lo sguardo. Vedrete la barca e le persone che si scuotono e si agitano e si aggrappano ai bordi della barca, preoccupate e timorose di cadere nella stessa acqua di cui voi state facendo un‘esperienza così piacevole. E allora immergetevi profondamente nel mare. Quando? Ora. Dove? Dentro. Per quanto? Per l’eterno.

Potete immergervi profondamente nel mare ora, internamente, ovunque siate. Non potete fermare le onde di superficie. Ma solo una piccola parte della mente è coinvolta con queste onde. E c’è una vasta profondità nella mente che è connessa all’infinito. Non combattete i pensieri che emergono. Tornate continuamente a fare ciò che dovete. Tutto ciò di cui un sub ha bisogno è la sua attrezzatura di respirazione. Focalizzatevi sul vostro respiro. Osservatelo. Continuate a sentirlo. Mantenete una singola parola nella mente e tornate di continuo ad essa. Tornatevi di continuo, di continuo. E imparerete a tuffarvi oltre  quell’ area dell’oceano della mente piena di onde tempestose. Stiamo parlando quindi della scienza della personalità umana, di tutte le facoltà della personalità umana per come sono state esplorate, assieme alle mappe della coscienza tracciate da coloro che compirono l’esplorazione interiore. E’ una grande avventura. Più grande di tutte le avventure nello spazio esterno è l’avventura nello spazio interiore…. La mente controlla il corpo.”

Nella nostra Tradizione Himalayana non è contemplato il kumbhaka, se non come pratica avanzata, solo quando il maestro ritiene che l’allievo sia pronto. Per me l’importante è stato fare tutto questo con rispetto, prima di tutto verso me stessa, accettando i miei limiti, e fortunatamente i miei istruttori non hanno preteso mai niente, se non che imparassi a giocare con l’acqua, a sorridere, a scherzare.

Le mie piccole meditazioni sono continuate e anche le discese in mare. Una sera mi sono immersa al tramonto, senza allontanarmi dagli scogli: è un’attività che adesso faccio spesso insieme ad altri apneisti per il piacere di vivere il mare in un momento del giorno insolito. Una luce, la mia torcia, che illumina una piccola parte del vasto mare, sufficiente per scendere senza pericoli.

Durante la prima discesa mi sono concessa di rimanere in apnea qualche secondo in più, e non dovendomi concentrare sulla posizione corretta di discesa, la mia mente ha scoperto un nuovo rumore: il Silenzio. Ho sentito il niente, non avevo nessun pensiero che disturbava. La mia mente completamente libera. E’ stato ed è lo stesso silenzio che a volte ho percepito durante la meditazione. Non avrei mai pensato che il mare potesse farmi questo regalo prezioso. Mi sono innamorata di quel silenzio e della sensazione che rimane dentro di me di pace, di gioia  e di vitalità.

Il mondo dell’apnea non è soltanto questo. C’è la fase di allenamento fuori dall’acqua, dove vengono usate tecniche di rilassamento e respirazione specifiche prese dal pranayama. C’è un training mentale per avere gli strumenti necessari per stare comodi in questo sport, che per me è stata la meditazione. Professionisti che con la loro esperienza e una grande passione ti aiutano in questo cammino.

Pensando, mi mancava ancora qualcosa, dopo tanto movimento sperimentare l’immobilità in acqua. Avevo fatto occasionalmente apnea statica e dopo questo percorso il rilassarsi in acqua poteva essere un occasione per andare avanti nella conoscenza di me stessa. Un istruttore e psicologo di Apnea Academy, definisce l’apnea statica come “un grande tuffo dentro di sé e pertanto si ha bisogno di strumenti per stare in quel luogo, in quel silenzio, in quel vuoto. Si parte dall’ascolto del corpo, al flusso dei pensieri, dal suono del corpo, alla fusione con l’acqua.” Rilassamento, visualizzazioni, dialogo interiore, meditazione, suono interiore, ma in particolare questa frase: “il respiro è il luogo della comprensione”. Respirare bene prima dell’apnea è importante, faccio l’ultimo profondo respiro e mi lascio andare nell’acqua che mi accoglie, mi sostiene. Trattengo il respiro e da quel momento sento il mio corpo solo dall’interno, lo rilasso dalla testa ai piedi e dai piedi alla testa. L’acqua mi accarezza e mi culla. Sto bene, sono rilassata e posso godere ancora un po’ di tempo questa sensazione. Ho bisogno di uno strumento per concentrarmi, non perdermi nei pensieri, e durante la meditazione uso il mantra, lo ripeto nella mente con calma; gentilmente mi guida nell’ascolto del silenzio fino a quando ritorno a respirare fuori dall’acqua e mi ascolto: sono rilassata e sto bene. Ho vissuto un momento di immobilità fisica e mentale e per pochi minuti mi sono sentita lì: presente.  La percezione dello spazio e del tempo si modificano. Un attimo dove l’esperienza è intensa e per questo sembra breve, infinitamente breve.

       Sono passata dal vedere e accogliere i miei pensieri  a toccare le emozioni, al sentire. Il corpo rappresenta ciò che siamo, così come le nostre emozioni sono nel nostro cuore e di conseguenza nel corpo. Sono tornata a lavorare sul respiro ancora più consapevole di questo strumento di unione tra l’esterno e l’interno, lasciare fluire questa energia vitale liberamente. Posso dire che l’apnea è stato un mezzo per comprendere tutto questo.

Mi ero persa e lungo quel cavo mi sono ritrovata, in quel momento ne ho preso consapevolezza, i miei occhi  visualizzavano l’obiettivo: conoscere se stessi, sperimentando quel silenzio. Focalizzare lo sguardo verso un punto,giù nel profondo, per scendere verso l’immensità del mare e quando è il momento di risalire, godersi ogni istante. Alzo lo sguardo per vedere la luce dei raggi del sole che penetrano nell’acqua… un cerchio dove gli altri aspettano.

C’è ancora qualche secondo. Mi sento libera, mi sento presente nel vivere un’esperienza veramente unica. Ogni volta lascio in fondo al mare qualcosa che ormai non fa più parte di me, ogni volta risalgo più leggera, più vera. Consapevole, regalo agli altri questa magia, questa gioia infinita.

Mi sono concessa tutto questo e penso che sia soltanto un inizio, è la mia strada e non posso fare finta di niente, finalmente ho avuto il coraggio di tuffarmi nel profondo blu. << L.P.>>

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Dopo Y-40…

Non è facile spiegare cosa è per me l’Apnea. 
Per definizione è uno sport estremo.. Ma chi lo pratica in maniera adeguata sa bene che l unico elemento che lo rende pericoloso è la mente umana e quanto questa fa spingere qualcuno troppo oltre quello che personalmente corpo e mente sono in grado di gestire. Ho compreso che per quanto sia bello riuscire a stabilire un record di profonditá,o di tempo in immersione, è molto piu emozionante ed appagante il momento in cui riesci a lasciare ogni fonte di ansia o paura fuori dall acqua e inizi a sentire e capire che la tua testa comincia a giocare (in totale sicurezza) con le cose che stanno intorno, con quello che tocchi o vedi vicino . Lei gioca e si diverte per te, per farti vivere la bellezza di questa condizione che non è la natura quotidiana … Guardo questa foto attentamente, e in quell’ accenno di sorriso, rivivo la gioia che provi quando ti avvicini di nuovo alla unica fonte di vita con la consapevolezza di essere stato, nei pochi attimi precedenti la persona piu felice del mondo .  <<A.C.>>

 

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